Azienda Agricola Biologica
"Le Sciuccaglie"
di Lanni Genoveffa
Località Cervarone
03040 Vallemaio (FR)
tel. 333.5600101 339.6112552
email info @ lesciuccaglie.it
La razza casertana appartiene ad una popolazione antica descritta nel I secolo d.c. dallo storico Lucio Giunio Moderato Columella nel suo "De re rustica". Sembra che il suo antenato diretto sia il suino di ceppo romanico presente in tutto il bacino del Mediterraneo, dalla Spagna alla Grecia, coste nordafricane comprese, sin dalla preistoria e da cui discendono anche il suino iberico e altre razze. Colui che ne studiò per primo le caratteristiche fu il prof. Salvatore Baldassarre, direttore dell'Istituto di Zootecnia della Regia Scuola di Agraria di Portici, che nell'800 ritrovò i primi riferimenti a caratteristiche proprie della Casertana nel "De re rustica" di Columella e da bronzi, terracotte, bassorilievi, mosaici e pitture murali contenenti figure di porci e cinghiali ritrovate negli scavi di Pompei, Ercolano e dell'antica Capua. Da sempre - secondo il Baldassarre - i maiali neri casertani sono presenti in un'area geografica ben definita, loro culla d'origine comprendente la provincia di Terra di Lavoro e vari territori limitrofi al Garigliano e al Volturno, i quali trovandosi lungo il litorale tirrenico nei circondariati di Gaeta e Caserta, si estendevano sino al mandamento di Caiazzo nel circondariato di Piedimonte d'Alife, ai mandamenti di Pignataro Maggiore, Pietramelara nel circondariato di Caserta e di Sora, fino al confine della provincia di Roma ed a quella di Cervaro al confine con il Molise.
Dal libro di P. Patini e V. Orlandi "Il maiale nero nella tradizione della Terra di Lavoro" Editrice Frusinate 2006):
"Nei
primi anni del ventesimo secolo il maiale di razza Casertana era il
protagonista dell'allevamento porcino in Italia con centinaia di migliala di
esemplari, tanto che nella Provincia di Terra di Lavoro a partire dagli anni
trenta si lavorò molto per la istituzione di un "libro genealogico" di questa
razza suina. La guerra però interruppe le aspettative del caso e mandò in
rovina molto materiale scelto per formare la base del lavoro di selezione da
parte della Commissione provinciale. La sorte volle comunque che alcuni
allevatori potessero salvare parte del proprio bestiame dalle razzie delle
truppe tedesche e dalle uccisioni, nascondendo i verri nei boschi, in montagna,
nei fossati e nelle grotte; così oggi possiamo contare su una ripresa piena del
lavoro grazie a questi soggetti superstiti, derivanti dai nuclei di selezione.
Nel 1950 esistevano 11 nuclei di selezione distribuiti nella zona tipica dell'allevamento della Casertana dei quali facevano parte verri e scrofe. Ciascun nucleo contava intorno a 15 scrofe scelte tra le più prolifiche, al fine di fissare tale caratteristica, che venivano assegnate a verri accura-tamente scelti.
Esisteva inoltre un nucleo di selezione presso l'Istituto Caseario Zootecnico per il Mezzogiorno di Caserta con riproduttori scelti anch'essi superstiti alle azioni di guerra.
Purtroppo negli anni '60 si registrò in Italia l'importazione incontrollata di maiali bianchi provenienti dal centro e nord d'Europa. Questi crescevano più velocemente con un’alimentazione più economica e meno dispendiosa soprattutto dal punto di vista delle energie fisiche, decretando così quasi la fine del maiale di razza Casertana, tanto che negli anni settanta e ottanta fino ai giorni nostri ne rimanevano solo pochi esemplari per la riproduzione ad uso familiare che qualche contadino del comune di Teano e del beneventano aveva gelosamente salvaguardato .
Oggi le cose sono leggermente migliorate, diversi allevatori hanno voluto riscoprire, anzi reintrodurre, il suino nero casertano. Nel 2007 il patrimonio contava 16 nuclei di cui 90 scrofe, 25 verri e 500 allievi. Nel 2008 i nuclei sono saliti a circa 25.
"O'puorco cu'e sciucquaglie" (il maiale con gli orecchini), come viene chiamato nell'Alto Casertano, è allevato nelle Province di Caserta, Napoli, Avellino, Benevento, Salerno e Frosinone. Nel corso della nostra ricerca abbiamo avuto modo di visitare gli allevamenti di Vallemaio (Le Sciuccaglie) nella piana del Cassinate e di Vairano Patenora nell'Alto Casertano, organizzati per il recupero della razza. Due realtà in territori geograficamente "diversi", legate da un unico obiettivo: incrementare, valorizzare e commercializzare il suino nero Casertano, il più rinomato tra le varietà italiane."
E' in itinere, inoltre, tutto il percorso burocratico per il riconoscimento del marchio D.O.P. per le carni fresche del suino nero casertano solo per la regione Campania, regione Molise e per una parte della provincia di Frosinone e Latina, ex Alta Terra di Lavoro.